THE SAME

The Same

C’è una cosa che non ci hanno mai detto. Spesso ci hanno fatto i complimenti per i nostri nomi, ci hanno chiesto di dove siamo e perché eravamo in questo o quel luogo insieme, ci hanno domandato gli anni di differenza, ci hanno fatto quel complimento e quella critica. A volte, hanno fatto battute sul fatto che, per ascoltarmi quando parlo sottovoce, tu devi abbassarti un poco e che, se io voglio abbracciarti, devo stare sulle punte ma non ci hanno mai, mai detto che ci assomigliamo. Perché no, non siamo mai stati simili. Non lo siamo nelle fotografia del primo giorno di asilo per te e di elementari per me. Non lo siamo mai stati neanche quando a carnevale eravamo vestiti esattamente allo stesso modo: due draghetti, due serpenti, due telefoni, con quelle cornette così grandi che ci facevano perdere l’equilibrio. Non abbiamo gli stessi modi perché se io mi arrabbio, beh, mi arrabbio ma poi mi passa, mentre tu sei capace di tenere il muso per ore, giorni, mesi e io ho già dimenticato il motivo del bisticcio.

Tu non mi abbracci tanto spesso. Quando eri bambino lo odiavi. Nelle fotografie in cui io ti stringo tu piangi sempre, o sbuffi, o ti lamenti, o tieni il muso. Sì, tenere il muso è una cosa che sa troppo di te, che quando la vedo fare da altri, mi fa pensare a te, sempre. Negli anni mi hai abbracciata di più ma, quando l’hai fatto, lo hai fatto sempre per un motivo preciso quindi c’è una cosa bella dei tuoi abbracci, che mi ricordano sempre qualcosa, di bello e di brutto, ma qualcosa che abbiamo vissuto insieme: il tuo esame di maturità, la mia laurea, le persone che ci hanno cresciuto che se ne vanno, il tuo cuore spezzato, i miei fallimenti, le volte che siamo lontani.

Ecco, quando siamo lontani ci assomigliamo di più. Quando siamo lontani siamo davvero uno lo specchio dell’altro e ci cerchiamo perché non ci bastiamo, perché alla fine io un po’ bisogno di te l’ho sempre avuto. Avevo bisogno di te quando nel letto a castello la notte di Santa Lucia non riuscivo a dormire per l’emozione e tu mi dicevi di tenere gli occhi chiusi se no non si sarebbe fermata a casa nostra e non avremmo avuto i regali. Avevo bisogno di te per improvvisare i miei primi spettacoli. Tu, anche se li odiavi, ti sforzavi di imparare le battute e di dirle con sentimento ai compleanni di mamma e papà. Forse anche tu hai sempre avuto un po’ bisogno di me ma questo non lo so per certo.

Non lo so se negli anni ci assomiglieremo sempre di più, non lo so quanti compleanni riusciremo a festeggiare insieme o saranno solo uno scambio di messaggini appena tornati dal lavoro, non lo so come sarà ma so che sarà e sarà per sempre perché per quanti musi mi metterai e quante volte io ti manderò a quel paese, saremo per sempre e saremo sempre i due draghetti che si sistemano la coda a vicenda dopo la sfilata in paese, i due migliori amici che si sfidano a Uno, i confidenti che piangono insieme, i due aspiranti chef che improvvisano ricette impossibili e…

Saremo per sempre fratelli.

 

(The Same è un progetto di Marco Badilini e Alessandra Salvoldi, che ragiona sul tema del rapporto tra fratelli e sorelle. Si ringrazia Gabriele Salvoldi per il suo contributo al progetto.)